La situazione dei diritti umani in Italia: Diritti dei rifugiati e Migranti

Nel rapporto 2017-2018 di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel mondo, i principali temi che riguardano l’Italia sono: 1) i diritti di rifugiati e migranti; 2) il diritto all’alloggio e gli sgomberi forzati; 3) la tortura e altri maltrattamenti.

In relazione ai diritti dei rifugiati e migranti nodo problematico risulta dal fatto che l’Italia ha collaborato con autorità e attori non statali libici per limitare la migrazione irregolare attraverso il Mediterraneo centrale. Per questa decisione i rifugiati e i migranti sono stati sbarcati e sono rimasti intrappolati in Libia dove hanno subito violazioni dei diritti umani e abusi. Nel tentativo di raggiungere le coste Italiane sono morti in mare oltre 2.800 rifugiati e migranti e oltre 119.000 sono riusciti a raggiungere l’Italia. Rispetto al 2016 sono diminuiti i numeri (4.500 decessi e 181.000 arrivi) ma occorre tener conto che è aumentato il tasso dei morti rispetto ai migranti arrivati vivi. Con i soli dati del 2018, Il mediterraneo centrale è la rotta migratoria più mortale e pericolosa del mondo. L’Italia, con lo scopo di ridurre il numero degli arrivi, ha quindi sottoscritto un memorandum d’intesa con la Libia, con il quale s’impegnava a fornire supporto alle autorità libiche responsabili dei centri ufficiali di detenzione per migranti. Il nostro paese ha continuato ad applicare misure per migliorare le capacità della guardia costiera libica d’intercettare rifugiati e migranti, nonostante la diffusione di torture e altri tipi di maltrattamenti nei centri ufficiali di detenzione e in un contesto in cui aumentavano le prove del comportamento violento durante le intercettazioni. Nonché del coinvolgimento in violazioni dei diritti umani. L’aiuto dell’Italia è passato attraverso la fornitura di quattro motoscafi pattugliatori, l’addestramento degli ufficiali libici e la disposizione di una missione navale nelle acque territoriali della Libia per combattere l’immigrazione. A novembre, un vascello della guardia costiera libica ha interferito in un’operazione di salvataggio in corso nelle acque internazionali. Numerose persone sono affogate. L’imbarcazione della guardia costiera libica, una di quelle donate dall’Italia, è stata ripresa mentre si allontanava ad alta velocità, ignorando le persone in acqua e con un uomo ancora aggrappato alle funi che i marinai libici avevano lanciato dall’imbarcazione. Questa cooperazione è stata criticati da vari esperti e organi delle Nazioni unite e il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa. In Libia, sia le forze affiliate ai tre governi che i gruppi armati e le milizie hanno commesso nell’impunità gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e delle norme internazionali sui diritti umani. Tutte le parti in conflitto hanno lanciato attacchi indiscriminati su aree densamente popolate, causando la morte di civili e altre uccisioni illegali. Inoltre, i gruppi armati hanno rapito, arrestato arbitrariamente e detenuto a tempo indeterminato migliaia di persone. La tortura e altri maltrattamenti erano dilaganti nelle carceri sotto il controllo dei gruppi armati, delle milizie e delle autorità statali. Migranti, rifugiati e richiedenti asilo sono stati vittime di diffuse e sistematiche gravi violazioni dei diritti umani e abusi da parte delle autorità, dei trafficanti di esseri umani e dei gruppi armati. Le donne hanno subito varie forme di discriminazione, comprese arbitrarie restrizioni al loro diritto di movimento. A questo quadro si aggiunge che dal mediterraneo molte ONG se ne stanno andando per vari motivi: il governo libico gli rende la vita difficile, l’Italia ha imposto un codice di condotta limitando la capacità di soccorrere le persone e farle sbarcare in Italia, inoltre le ONG che effettuavano soccorso in mare sono state al centro di accuse da parte di alcuni funzionari che sostenevano che incoraggiassero le partenze dalla Libia. A fine 2017 circa 130.000 persone avevano chiesto asilo in Italia. Nel corso dello scorso anno è stata approvata una nuova normativa per accelerare le procedure d’asilo e per contrastare la migrazione irregolare, anche attraverso la riduzione delle tutele procedurali nei ricorsi in appello contro il respingimento delle richieste d’asilo. Tale legge però non ha chiarito in modo adeguato la natura e la funzione degli Hotspot, strutture di prima accoglienza per l’identificazione e la registrazione dei richiedenti asilo e migranti. Inoltre, in questi hotspot manca una base giuridica e norme applicabili che regolino la detenzione delle persone. In relazione a questi, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha criticato la prolungata detenzione di rifugiati e migranti, la mancanza di salvaguardie contro l’errata classificazione di richiedenti asilo come migranti economici e l’assenza d’indagini sulle segnalazioni di uso eccessivo della forza durante le procedure d’identificazione. Occorre segnalare che a dicembre, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha espresso preoccupazione per la mancanza di tutele contro il rimpatrio forzato di persone in paesi in cui potrebbero essere a rischio di violazioni dei diritti umani. Inoltre, le autorità hanno continuato a incontrare ostacoli nel garantire che i Minori non accompagnati fossero accolti in conformità con gli standard internazionali nonostante l’introduzione di una nuova legge che prevedeva accesso ai servizi e le tutele contro l’espulsione.

Altra nota da segnalare è in relazione al fatto che il governo ha continuato a non adottare i decreti necessari all’abolizione del “reato d’ingresso e soggiorno illegale”, nonostante avesse ricevuto specifico mandato dal parlamento nell’aprile 2014. Il “reato d’ingresso e soggiorno illegale” (conosciuto anche come “Reato di Clandestinità) è uno dei provvedimenti sicuramente più discussi e controversi del Pacchetto Sicurezza 2009 (era il governo Berlusconi IV). In sintesi, Lo straniero che “fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio dello Stato” senza documenti, oltre a commettere un’infrazione amministrativa che comporta l’espulsione, commette un reato perseguibile d’ufficio. La persona che viene trovata sprovvista di documenti potrebbe essere accompagnato nei casi gravi immediatamente in udienza, ovvero entro 15 giorni dalla denuncia. Il reato di clandestinità è punito con contravvenzione penale o pena pecuniaria (ammenda da € 5.000 a €10.000). Importante segnalare che: non sono previsti riti alternativi (es. rito abbreviato o patteggiamento); non sono previste misure sostitutive per l’estinzione del reato (es. oblazione); non sono previste pene sostitutive alla pena pecuniaria se non l’espulsione penale. In attesa di espulsione (una volta condannati per reato di clandestinità ed impossibilitati a pagare la contravvenzione penale) gli interessati potranno essere trattenuti in un C.I.E. (Centro di Identificazione ed Espulsione) fino ad un massimo di 180 giorni (6 mesi). Nel pacchetto è da rilevare anche la nota sul favoreggiamento: La norma punisce chiunque, a titolo oneroso e al fine di trarre ingiusto profitto, dia alloggio o ceda anche in locazione un immobile a uno straniero che sia privo di titolo di soggiorno. Le Associazioni che lavorano per fini umanitari e non per lucro non sono accusabili di favoreggiamento. Ospitare uno straniero senza permesso di soggiorno non costituisce reato se non si trae ingiusto profitto dall’ospitalità.

In tutto questo discorso occorre sottolineare la schizofrenia dello stato Italiano che da una parte si agita per soccorrere e integrare ma dall’altra crea manodopera ricattabile che facilmente può essere sfruttata per lavori massacranti. La burocrazia italiana diviene impossibile e complica la vita ai migranti per esempio richiedendo la residenza a chi vive per strada o subordinando un documento a un contratto di lavoro nel paese del lavoro in nero. I diniegati dalle commissioni hanno poi solo tre speranze: ricorso in tribunale, la residenza e il contratto di lavoro. Pertanto, nasce un mercato nero di cui si approfittano gli Italiani dove si vendono falsi contratti di affitto e di lavoro. In molti casi, i migranti pagano per un contratto di lavoro e vanno poi a lavorare in nero da un’altra parte, parte dove sono soggetti a ricatto e sfruttamento. Spesso, per paura del “reato di favoreggiamento”, non vengono affittate le case o dato lavoro ai migranti. Lo stato così diventa il primo artefice di irregolarità, sfruttamento e nascita delle cosiddette “Ghetto economy”.

Prospettive per il futuro? Il “Contratto di governo” redatto da Movimento 5 stelle e Lega comprende norme che vanno contro gli immigrati, sia regolari che irregolari. Se portate avanti potrebbero comportare la violazione di diritti umani e un ulteriore erosione del tessuto sociale. Per gli irregolari l’obiettivo sarebbe il rimpatrio ma ciò avrebbe una serie di ostacoli come l’individuazione e la reclusione, l’organizzazione degli stessi voli per il rimpatrio (occorre considerare gli elevati costi che comporterebbe spostare circa 500 mila immigrati) e inoltre avere accordi con gli stessi paesi di provenienza. Per esempio, l’Italia ne ha con pochi paesi, così che un volo che riportava degli irregolari nel Niger non ha avuto il permesso di atterrare e ha dovuto riportare in Italia i suoi passeggeri. La decisione sarebbe quella di prelevare parte dei fondi destinati ai centri di accoglienza e destinarli alle spese per i rimpatri, pertanto si legge: “Nell’ottica di una gestione delle risorse pubbliche efficiente e congruente con le azioni politiche da attuare occorre, quindi, procedere ad una revisione dell’attuale destinazione delle stesse in materia di asilo e immigrazione, in particolare prevedendo l’utilizzo di parte delle risorse stanziate per l’accoglienza per destinarle al Fondo rimpatri”.

Gli immigrati regolari sono circa 6 milioni (l’8% della popolazione), producono il 9% del PIL, pagano le pensioni a 640mila italiani, hanno creato oltre 500mila imprese (in cui lavorano anche cittadini italiani), fanno lavori che gli italiani non vogliono fare. Inoltre, sono il rimedio alla sempre più drammatica denatalità del nostro paese. Coloro che vengono definiti “immigrati regolari”, sono persone che hanno famiglie e necessiterebbero di sostegni per non essere soggetti a fenomeni come, per esempio, il ricatto sul posto di lavoro e il conseguente sfruttamento. Pertanto, su questo punto leggiamo: “È necessario rifinanziare gli Enti Locali dando priorità al welfare familiare (come ad esempio il sostegno per servizi di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane, le politiche per le donne, per gli anziani e la terza età, il sostegno alle periferie)”. Dunque, verrebbero discriminati i bambini considerati immigrati, ovvero si andrebbe a peggiorare i “problemi” relativi al dibattito dei cosiddetti “G2” (le seconde generazioni).

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