Situazione dei diritti umani in Italia: Diritto all’alloggio e gli Sgomberi

Nel rapporto 2017-2018 di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel mondo, i principali temi che riguardano l’Italia sono: 1) i diritti di rifugiati e migranti; 2) il diritto all’alloggio e gli sgomberi forzati; 3) la tortura e altri maltrattamenti.

L’obiettivo della legislazione dell’unione europea contro la discriminazione è quello di consentire a tutti gli individui una prospettiva uguale ed equa per poter accedere alle opportunità disponibili in una società. A questo proposito il trattato sul funzionamento dell’Unione europea vieta la discriminazione in base alla nazionalità. Consente inoltre al Consiglio di adottare i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le credenze, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale. La discriminazione sulla base della nazionalità è sempre stata proibita dai trattati dell’Unione (nonché la discriminazione sulla base del sesso nel contesto dell’occupazione). In contrasto con gli obiettivi della legislazione dell’Unione e l’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”) in Italia i rom hanno continuato ad essere sgomberati con la forza e segregati in campi dove le condizioni di vita sono al di sotto degli standard minimi. Inoltre, queste persone continuano a subire una discriminazione sistemica nell’accesso a un alloggio adeguato. La popolazione Rom corrisponde allo 0,04% della popolazione italiana e diventa periodicamente oggetto di tempi che monopolizzano impegni e minacce nel periodo elettorale o nei media. Questa misera percentuale per la maggior parte è costituita da bambini, che per quasi la metà si tratta di cittadini italiani. Uno dei più grandi paradossi dell’Italia è che si spendono circa 15 milioni di euro per relegarli ai margini.

Nell’Aprile 2017, centinaia di rom che vivevano nell’insediamento informale di Gianturco (Napoli) sono stati sgomberati con la forza, dopo che le autorità non erano state in grado di effettuare consultazioni significative con le famiglie interessate. L’unica alternativa offerta dalle autorità è stata la ricollocazione di 130 persone in un nuovo campo autorizzato e segregato. I restanti adulti e minori sono rimasti senza tetto. Circa 200 di loro si sono spostati nell’area di un ex mercato a Napoli e sono rimasti a rischio di sgombero forzato. Tale situazione si è riproposta nell’Agosto 2017 con lo sgombero di Piazza indipendenza a Roma dove le autorità hanno sgomberato con la forza centinaia di persone, tra cui molti minori. Molti erano rifugiati riconosciuti che vivevano e lavoravano nella zona da diversi anni. La maggior parte della problematica risiede nella metodologia dello sgombero e del mancato preavviso alle associazioni che lavorano nel quartiere. È stata la persecuzione di persone a cui è stata data la protezione internazionale o lo status di rifugiato per poi essere abbandonati senza l’assegnazione di una casa, di un lavoro o di un corso di lingua come in altri paesi. Con lo sgombero queste persone hanno perso quella che per loro era diventata casa e le autorità non hanno fornito alternative di alloggio adeguato, lasciando decine di persone a dormire all’aperto per giorni, prima di essere allontanate con la violenza dalla polizia in tenuta antisommossa. Diverse persone sono state ferite dalla polizia, che ha usato cannoni ad acqua e manganelli. Alcune famiglie sono state infine temporaneamente rialloggiate fuori Roma. Lo sgombero comporta una violenza fisica e piscologica verso le persone che la subiscono e che vengono costrette a spostarsi verso zone sempre più degradate e sempre più lontane. Queste persone vengono abbandonate ed emarginate, spesso devono attraversare zone buie per ritornare dai lavori che riescono a trovare. Vivono poi in condizione sanitarie impossibili che spingono gli operatori di associazioni come Medici senza frontiere (che opera anche in Africa) a dire di non aver visto nulla del genere nei paesi in cui notoriamente ci sono crisi umanitarie gravi. Molti degli abitanti dei campi arrivano sani e si ammalano vivendo li. Ancora più triste è pensare al costo che comporta ogni sgombero e al fatto che l’unico risultato è quello di costringere le persone a muoversi. È una modalità che costringe solo a disperdere le persone e a tenere in vita un’emergenza che potrebbe risolversi tramite soluzioni strutturali e il rispetto dei diritti umani. Occorre sottolineare che la lontananza di questi posti rende difficoltosa l’integrazione dei suoi abitanti nel tessuto sociale, la loro possibilità di trovare un lavoro per poter affittare una casa e l’accesso a scuola dei bambini (anche perché molti dei campi sono situati in zone in cui non vi sono trasporti). Ciò alimenta, inoltre, il circolo vizioso di povertà ed emarginazione di famiglie che ormai vivono in Italia da generazioni. La Commissione europea però non è ancora riuscita a intraprendere azioni decisive contro l’Italia per la violazione delle leggi comunitarie contro la discriminazione, per aver negato il diritto all’alloggio, per la mancanza di tutele contro gli sgomberi forzati e la continua segregazione dei rom nei campi. Inoltre, l’Osservatorio 21 luglio ha registrato, nel corso del 2017, 182 episodi di discorso d’odio nei confronti dei rom, di cui 51 sono stati classificati di una certa gravità. All’indomani del rogo di Centocelle, lo stesso dove avevano perso la vita le tre sorelline rom, il consigliere comunale di Ciampino Ivan Boccali aveva scritto: «Roma Sud e Castelli Romani ostaggi di questi selvaggi, primitivi, balordi. La politica buonista dell’integrazione ha fallito. Per quel Campo Nomadi l’unica soluzione è il NAPALM». Nel corso del 2017 sono 5 gli episodi violenti che hanno avuto come bersaglio i rom: delle molotov gettate contro gli insediamenti torinesi il sei giugno a quelle che, due mesi dopo, hanno ridotto in cenere una porzione del “campo rom” di Scampia. E in mezzo minacce verso minorenni, insulti, sputi, colpi di spranghe.

L’Associazione 21 luglio aveva lanciato l’allarme in una lettera alle autorità internazionali e nazionali poiché nel “Contratto” di governo Movimento 5 stelle – Lega si delineavano scenari probabili che avrebbero portato a gravi violazioni dei diritti umani delle comunità rom in Italia. Il capitolo 23 del Contratto di Governo – dedicato alla sezione “Sicurezza, legalità e Forze dell’ordine” – contiene al suo interno un paragrafo dal titolo “campi nomadi” che riporta «azioni necessarie» quali «la chiusura di tutti i campi nomadi irregolari […]; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori pena l’allontanamento dalla famiglia o perdita della responsabilità potestà genitoriale». La cosiddetta “questione rom” viene affrontata con un approccio securitario e in alcun modo con principi inclusivi. Inoltre, non va dimenticato come la Lega sia stata in passato una delle forze componenti del Governo Berlusconi che nel 2008 varò la cosiddetta “Emergenza Nomadi” – uno dei capitoli più bui della storia delle discriminazioni nei confronti della comunità rom e sinte in Italia – dichiarata poi illegittima dal Consiglio di Stato nel 2011. In riferimento all’intenzione di chiudere tutti i «campi nomadi irregolari», l’associazione fa presente che il provvedimento dovrebbe interessare circa 9.600 cittadini comunitari, per l’86% di nazionalità rumena e il 14% bulgara. Tuttavia «è diritto di tutti i cittadini dell’UE e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente all’interno dell’UE, un diritto fondamentale per tutti i cittadini europei». Inoltre, aggiunge, «i provvedimenti di allontanamento devono essere valutati e decisi singolarmente assicurando le garanzie procedurali […] mentre le espulsioni di massa sono proibite dalla Carta dei diritti fondamentali e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali». Altrettanto grave è l’intenzione di adottare misure punitive, come l’allontanamento forzato dei minori dalle proprie famiglie, per quanti non rispettano l’obbligo di frequenza scolastica. Tali affermazioni rischiano di scadere in una discriminazione etnica perché, anziché considerare il disagio materiale delle famiglie, concorrono nell’attribuire l’origine di queste situazioni di rischio ad assunti pregiudizievoli che identificano i rom come “culturalmente” inadatti a crescere i bambini. «Ogni minore ha diritto al rispetto della vita familiare, un diritto riconosciuto ai sensi dell’articolo 7 della carta dei diritti fondamentali dell’UE e dell’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo». Occorre poi notare che nel contratto di governo si usa la denominazione “campi nomadi”. Questa definizione risale a 20 anni fa, quando si riteneva che queste comunità fossero effettivamente itineranti e quindi fosse utile e necessario costruire “riserve” all’aria aperta, alternative alle abitazioni convenzionali. Questo popolo è diventato nomade a cause delle persecuzioni. I rom originari dell’India, probabilmente del nord, area che hanno però dovuto lasciare nell’undicesimo secolo a causa dell’invasione musulmana. Intorno al 1300 sono arrivati nel sudest europeo, dopo aver attraversato l’impero bizantino. La particolarità della loro lingua ha poi alimentato la xenofobia negli abitanti dei luoghi in cui cercavano di sistemarsi, e si suppone che la loro attenzione alla purezza etnica li abbiano portato a non volersi mescolare con le popolazioni che incontravano, spingendoli a continuare a viaggiare. Quando nel quindicesimo secolo sono arrivati nell’Europa occidentale, sono stati presi per invasori ottomani a causa del colore scuro della pelle, e dichiarati fuorilegge dal Parlamento tedesco di Freiberg. I rom furono quindi obbligati a spostarsi di nuovo. In questi ultimi decenni, però, le cose sono cambiante. Molti rom hanno iniziato a stanziarsi, per quanto possibile, nei luoghi in cui arrivano, sia per scelta personale sia per obbligo. Inoltre, nel “Contratto di governo” si legge “aumento esponenziale dei reati commessi” senza una qualsiasi rilevazione di carattere scientifico, rischiando così di soffiare sul fuoco dell’intolleranza e dell’ostilità.

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