Giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari: per un futuro senza atomica

“Molti avvertimenti sono stati lanciati da eminenti scienziati e da autorità in strategie militari. Nessuno di loro dirà che sono sicuri dei peggiori risultati. Quello che diranno sarà che questi risultati sono possibili, e nessuno può essere certo che non si realizzeranno. Non abbiamo ancora capito se i punti di vista degli esperti su questa questione dipendano in qualche grado dalle loro opinioni politiche o pregiudizi. Dipendono solo, per quanto ci hanno rivelato le nostre ricerche, da quanto è vasta la conoscenza particolare dell’esperto. Abbiamo scoperto che gli uomini che conoscono di più sono i più tristi. Questa è allora la domanda che vi facciamo, rigida, terrificante, inevitabile: metteremo fine alla razza umana, o l’umanità rinuncerà alla guerra?”
(Manifesto Russell-Einstein)

Il 26 settembre 2018 si celebra per il quinto anno la giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari. Tale giornata è stata istituita dalle Nazioni Unite con la Risoluzione A/RES/68/32 in occasione dell’incontro ai vertici della Sessantottesima Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 26 settembre 2013, dove il tema del disarmo nucleare è stato protagonista.
Il mondo privo di armi nucleari è un obiettivo a cui la comunità internazionale auspica e lavora da molto tempo, in quanto contribuirebbe a garantire la pace e la sicurezza internazionale e incoraggerebbe lo sviluppo sostenibile.
La giornata si presenta come una buona opportunità per sensibilizzare e informare sul tema delle armi nucleari adottate come strategia di sicurezza da alcuni stati e per promuovere la completa smilitarizzazione dalle armi nucleari. In tale occasione vogliamo ricordare quale sia la portata degli armamenti nucleari nel mondo oggi e sottolineare quali siano state le tappe intraprese dalla comunità internazionale durante il cammino per il disarmo.

Stando ai dati riportati dall’ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, ONG vincitrice del premio Nobel per la pace nel 2017) nel mondo nove stati si dividono il possesso di 15.000 armi nucleari.
Di queste, Stati Uniti e Russia sono le potenze con più testate al mondo (rispettivamente 6.800 testate e 7.000 testate) nonché tra i primi stati a sviluppare armi nucleari per scopi bellici e di sicurezza. Altri stati nel mondo in possesso di armi nucleari sono la Gran Bretagna, la Francia, la Cina, l’India, il Pakistan, Israele e la Corea del Nord, sebbene in quantità di gran lunga inferiori.
Un’ulteriore minaccia, lascito della guerra fredda, che spesso viene dimenticata è rappresentata dagli stati privi di armi nucleari che essendo parte del patto NATO di condivisione nucleare ospitano basi militari appartenenti ad altre nazioni, nel loro suolo nazionale. Tra queste troviamo l’Italia (con ben due basi militari aeronautiche americane, a Ghedi e Aviano, che ospitano 70 armi nucleari, il più alto numero di armi nucleari americane in Europa), il Belgio, la Germania, i Paesi Bassi e infine la Turchia, per un totale di 180 armi nucleari.

Dopo lo sgancio delle due bombe atomiche da parte degli Stati Uniti sulle città giapponesi Hiroshima e Nagasaki nel 1945 la potenza devastante e le terribili conseguenze delle armi nucleari furono chiare a tutti gli stati. Per questo il disarmo nucleare venne sin da subito inserito  nella prima risoluzione del 1946 adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come un obiettivo da perseguire per garantire la pace nel mondo.
Nei tempi che seguirono le superpotenze americana e russa non seguirono pienamente la linea e le idee dell’ONU, in quanto durante la guerra fredda i leader dei blocchi di ovest ed est continuarono a sviluppare tecnologie per costruire armi atomiche come strumenti di difesa e sicurezza militare, sebbene lo scontro fu evitato.
Nonostante ciò l’impegno delle Nazioni Unite e di molti stati della comunità internazionale ha contribuito a sensibilizzare i governi sui pericoli legati all’uso di armi nucleari e ha permesso la creazione di un regime giuridico legato a questo tema. Nel 1963 viene firmato a Mosca un trattato che vieta gli esperimenti di armi nucleari nell’atmosfera, nello spazio extra-atmosferico e sott’acqua (ma non sottoterra) e poco dopo, nel 1968 viene aperto alle firma il Trattato sulla non proliferazione nucleare (TNP), il quale e entra in vigore nel 1970. Questo trattato rappresenta il primo grande passo verso il disarmo in quanto gli stati, tra cui anche stati nucleari, si impegnarono ad intraprendere un’azione concreta per raggiungere la smilitarizzazione. Il trattato prevede che gli stati nucleari si vincolino nel non cedere a stati terzi materiale fissile e tecnologia militare, mentre gli stati non-nucleari si impegnano a non procurarsi e sviluppare armi nucleari. Inoltre venne introdotto un controllo da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) sull’utilizzo a scopi pacifici dell’energia nucleare. Il trattato è stato in totale firmato da 191 stati, tra gli stati nucleari che vi aderirono subito ci sono sia la Russia che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna mentre la Francia e la Cina ne hanno preso parte nel 1992. La Corea del Nord invece era entrata a far parte del patto nel 1985 per poi decidere di recedere nel 2003; Israele, Pakistan e India invece non vi hanno mai aderito.
Più recentemente è stato aperto alle firme un trattato per il completo bando sugli esperimenti nucleari (1996) che però non è ancora entrato in vigore per insufficiente numero di adesioni. Mentre l’ultimo traguardo in tema di smilitarizzazione raggiunto dalle Nazioni Unite è il trattato votato nel luglio del 2017 per la messa al bando delle armi nucleari. Questo trattato è frutto di un processo molto lungo che ha visto il coinvolgimento e l’impegno da parte di diversi stati e leader politici che hanno preso azione per la promozione della smilitarizzazione. A riguardo, il discorso dell’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, tenuto a Praga nel 2011 ha giocato un ruolo importante. Obama rappresentando gli Stati Uniti, l’unico paese ad aver mai usato tali armi, non ha celato la responsabilità morale in capo allo stato e ha severamente condannato le armi di distruzione di massa come ostacolo alla pace globale e impegnandosi a ridurre il proprio arsenale:

“ Now, understand, this matters to people everywhere. One nuclear weapon exploded in one city — be it New York or Moscow, Islamabad or Mumbai, Tokyo or Tel Aviv, Paris or Prague — could kill hundreds of thousands of people. And no matter where it happens, there is no end to what the consequences might be — for our global safety, our security, our society, our economy, to our ultimate survival.”

Il trattato per la proibizione delle armi nucleari non è ancora entrato in vigore, in quanto necessita di essere ratificato da almeno 50 stati, ma la sua approvazione è stata un successo e ha contato 122 voti favorevoli, un’astensione (Singapore) e un voto contrario (Paesi Bassi).
I vincoli del trattato sono più stringenti rispetto a qualsiasi accordo stipulato fino ad ora in quanto sono previste vere e proprie restrizioni alle armi nucleari. Gli stati aderenti si impegnano a non sviluppare, testare, produrre, acquisire, possedere o fare scorta di armi nucleari ne di permettere lo stazionamento di armi nucleari appartenenti ad altri stati sul proprio territorio (art.1). Inoltre ogni stato dovrà fornire una dichiarazione che dimostri il loro impegno e nella quale lo stato dichiara di aver posseduto, possedere o ospitare armi nucleari sul proprio territorio (art. 2). Secondo un criterio di salvaguardia, tutti gli stati devono negoziare con l’agenzia internazionale per l’energia atomica che andrà a stabilire tutti gli step per il disarmo e gli accordi. Verranno installati sistemi di controllo e monitoraggio nel tempo per limitare i pericoli per tutti gli altri stati (art. 3). Inoltre è previsto un’intervento da parte degli stati sotto forma di assistenza alle vittime e rimedio ai danni sia ambientali che contro esseri umani, in caso essi siano responsabili di tali danni (art. 6). È anche prevista la creazione di conferenze delle parti, ovvero un organismo all’intero del trattato che provveda una revisione nel tempo del trattato e alla verifica dello stato del trattato (art 8).
1200px-Treaty_on_the_Prohibition_of_Nuclear_Weapons_members.svg

(In giallo: stati firmatari, in verde: stati parte al trattato)

In breve questo trattato vincola gli stati aderenti non possessori di armi nucleari ad impegnarsi per non sviluppare la tecnologia per la creazione di queste armi, mentre vincola gli stati nucleari ad intraprendere un processo guidato di smantellamento delle armi nucleari. Momentaneamente gli stati nucleari non hanno aderito al trattato né lo hanno fatto gli stati ospitanti armi nucleari sul loro territorio. il processo per il disarmo è ancora da portare a termine, ma è grazie a strumenti giuridici come questi e grazie all’azione di sensibilizzazione dell’ONU e dell’ICAN che tale percorso può essere intrapreso.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...